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Creare casa

La casa non è un semplice spazio: è un organismo vivo. Oltre i mattoni batte un cuore fatto di relazioni e cura di sé. Ad aprile nelle giornate di studio rifletteremo e sperimenteremo insieme cosa vuol dire creare casa nelle famiglie e nei luoghi in cui viviamo.

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La casa: un luogo dove batte un cuore.

 

Può sembrare solo una bella riflessione "ad effetto", ma provare a pensare che la casa è "un luogo dove batte un cuore" riesce a spostare la nostra attenzione dai mattoni all'anima, trasformando un semplice spazio fisico in un organismo vivente.

La casa in effetti, è veramente un organismo vivo che muta con noi, ed è per questo che il "creare casa" richiede non solo manutenzione idraulica o elettrica, tanto per fare un esempio pratico, ma anche e direi soprattutto, emotiva. In tal senso forse, potremmo provare a non pensare alla casa come a un prodotto finito. Se ci limitiamo infatti, a considerarla solo sotto questo profilo, rischiamo di confondere il concetto di "comprare casa" con quello ben più profondo di "creare casa". Se il primo è un atto burocratico e materiale, il secondo è un processo continuo e profondamente psicologico.

Abitare non significa semplicemente occupare un volume di cemento, ma trasformare uno spazio in un luogo dove coltivare la propria individualità e imparare a saperla condividere, sempre nel rispetto di chi abita con noi. In questa prospettiva, la casa smette di essere solo un indirizzo e diventa il riflesso di chi la vive. Ed è in tale riflesso che ci si può riconoscere senza filtri.

A ben rifletterci infatti, in un mondo che ci vuole a tutti i costi performanti, la casa ci lascia liberi di non indossare maschere. Così tra le mura domestiche, quelle a cui affidiamo la nostra più profonda identità, il "cuore" può battere al suo ritmo naturale, e il verbo abitare può assumere anche un altro significato: decidere cosa lasciare fuori e cosa proteggere dentro.

La nostra dimora diventa in tal modo il guscio che definisce la nostra identità rispetto al mondo esterno. Ecco che allora un libro lasciato aperto, una pianta curata in un angolo o una foto incorniciata e posta su una mensola non sono solo arredi, ma battiti di memoria che riempiono di emozioni vibranti e vivide il nostro quotidiano abitare.

Persino il silenzio non è vuoto in una casa "viva". È un silenzio rigenerante dove anche un po' di disordine può raccontare di noi e della nostra personalità.

Se percepita sotto questo profilo, appare chiaro che una casa non è più solo un luogo frutto d'ingegneria e architettura, ma un vero e proprio stato d'animo. Gli psicologi ambientali spiegano che quando curiamo la nostra casa, stiamo in realtà curando noi stessi: è come se la casa diventasse un po' l'estensione del nostro Io. Basta poco per attivare e sentire il battito del suo cuore. Quello di un ambiente accogliente che sa aprirsi agli altri e dove familiari e ospiti si sentono a proprio agio perché si respira serenità e si percepisce calore umano che va oltre l'estetica.

Anche i grandi architetti, pur progettando strutture monumentali, hanno sempre cercato il "cuore" dell'edificio sapendo che senza un centro vitale, una costruzione resta un guscio vuoto.

C’è chi in questo guscio ha bisogno di un "tempio" del silenzio e chi, ad esempio, trasforma la cucina nel cuore pulsante della socialità.

Resta il fatto che la casa non dovrebbe essere concepita come una fortezza chiusa, perché è la cura delle relazioni a darle vita e curare le relazioni significa anche saper aprire la porta, rendendo lo spazio permeabile agli amici, ai vicini, alla comunità.

Questo significa trasformare le stanze in contenitori di esperienze condivise. Prima fra tutte le stanze, domina per molti aspetti proprio la cucina, spesso definita il vero "motore" della casa, dove preparare del buon cibo diventa una forma di generosa e attenta cura per l'altro.

Cucinare insieme, così come spostare un quadro, piantare un fiore sul balcone o semplicemente risolvere un conflitto nel calore del proprio salotto, sono atti che potremo definire di "fondazione" quotidiana, dove il dialogo può nascere spontaneo davanti a un caffè o su un comodo divano sempre se riusciamo ad essere raccolti e racchiusi in uno spazio nel quale per conditio sine qua non la qualità dell'abitare sia strettamente correlata alla qualità dei legami.

Creare casa, dunque, significa tessere una rete di sicurezza fatta di pareti e di affetti, un punto fermo da cui partire ogni mattina e, soprattutto, un luogo che sappia accoglierci quando sentiamo il bisogno di tornare a noi stessi.

  

            M. Elisabetta Calabrese


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