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Natale 1938

Ambientato negli anni delle leggi razziali italiane, Natale 1938 è un romanzo di grande intensità emotiva e spirituale. Un viaggio di dolore, scoperta e speranza, che ci invita a esplorare l’abisso del male senza rinunciare alla luce salvifica del perdono.



"Natale 1938" si racconta all’Oikia

In un mercoledì di fine aprile che profuma già di futuro, l’Aula Polifunzionale dell’Oikia si è trasformata in un ponte temporale verso uno dei momenti più densi e complessi della nostra storia recente. La presentazione del libro di Alessandra Caneva, Natale 1938, ha offerto molto più di una semplice analisi letteraria: è stato un esercizio collettivo di memoria attiva. L’incontro, moderato con sensibilità analitica dalla giornalista Annalisa Mancini, ha visto la partecipazione diretta dell’autrice Alessandra Caneva e della direttrice di ACI Stampa, Angela Ambrogetti, dando vita a un confronto profondo e appassionato.


Tema centrale dell'incontro, quel 1938 che segnò uno spartiacque per l’Italia e per l’Europa, raccontato attraverso la trama di un giallo che vede la protagonista Cate, vittima di un attentato alla sua vita. Il conte Alessio, attratto dall’ingente patrimonio della moglie, ha manomesso i freni della sua Alfa Romeo nel tentativo di ucciderla. Cate trasforma così il proprio dolore in un vero e proprio “esame” dell’anima, entrando nel profondo dei sentimenti umani e degli eventi storici attraverso la lente di un Natale che, nonostante le ombre delle leggi razziali e l'incombere del conflitto, cercava disperatamente barlumi di umanità. Ambientato negli anni delle leggi razziali italiane e dell’alleanza sempre più stretta tra Mussolini e Hitler, Natale 1938 è un romanzo di grande intensità emotiva e spirituale. Un viaggio di dolore, scoperta e speranza, che ci invita a esplorare l’abisso del male senza rinunciare alla luce salvifica del perdono.

Dalla lettura di alcuni passi scelti, il dialogo in aula si è soffermato su come il messaggio di pace e resistenza morale contenuto nel libro possa essere tradotto nella vita di oggi. “Raccontare il 1938 non significa solo guardare indietro," ha sottolineato l'autrice durante l'evento, "ma interrogarci su come oggi, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità, difendiamo la dignità umana di fronte all'indifferenza."


L'intervento della direttrice di ACI Stampa ha evidenziato l'importanza di una narrazione coraggiosa e veritiera, ieri come oggi. "Il richiamo costante alla necessità di costruire ponti, è ciò che trapela partendo dalla forza evocativa di quel presepe descritto tra le pagine di un libro che agisce come uno specchio deformante: ci mostra il passato per aiutarci a raddrizzare il presente". Non si tratta solo di un romanzo storico, ma di una riflessione profonda sulla "banalità del male" e, di contro, sulla straordinarietà del bene quotidiano. Non c'è traccia di retorica vittimistica; c'è invece una cronaca asciutta e per questo ancora più dolorosa di come una società colta e civile possa scivolare nell'orrore in modo quasi impercettibile. Una scrittura nitida, che non cerca l'effetto speciale ma punta alla verità del sentimento. Un testo ideale per le nuove generazioni (e per le famiglie moderne) per capire che la pace va difesa ogni giorno con il coraggio delle piccole scelte.

L'evento si è concluso con una riflessione pienamente condivisa: il "Natale 1938" di Alessandra Caneva non è solo una cronaca del passato, ma un monito per il 2026. La pace, è stato ribadito, non è un'assenza di conflitto, ma una scelta quotidiana di accoglienza e di rifiuto di ogni forma di discriminazione.

L'Aula Polifunzionale, gremita di un pubblico attento e partecipe, ha infine salutato l'autrice con un lungo applauso, a testimonianza di quanto il tema della memoria sia ancora il terreno più fertile su cui costruire il dialogo sociale del domani.


M. Elisabetta Calabrese





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