Il lavoro della casa
capitolo 2
Al passo con i tempi
La vita di una casalinga è molto cambiata in questi ultimi decenni, non è più quella che avevano le donne delle generazioni passate. Prima in casa c'era sempre qualcuno, a volte si costituivano dei veri e propri clan femminili composti dalla nonna, qualche parente che viveva nella stessa famiglia, le ragazze più giovani, i bambini ecc... Si parlava, si commentavano insieme gli avvenimenti della giornata, ci si scambiavano consigli, si trasmettevano conoscenze e sapere. La donna non era sola.
Adesso, nei mini-appartamenti delle nostre città, nelle famiglie ridotte all'essenziale dove non c'è posto per gli anziani e per più bambini, la solitudine può essere schiacciante. Una donna che scelga di rimanere in casa rischia di trascorrere molte ore da sola, senza nessuno a cui chiedere un consiglio, senza incentivi per superarsi e darsi da fare per migliorare.
Non è più tanto concepibile per una donna decidere di rinunciare a un'attività esterna, a degli interessi da vivere fuori casa, o a una professione. E questo, non solo per motivi economici, a volte pressanti, ma soprattutto per la mancanza di stimoli e di contatti umani. Si vive molto isolati gli uni dagli altri, e spesso non si conoscono neppure gli inquilini dello stesso stabile.
La donna non si può isolare, e anche se in alcuni periodi della sua vita dedica molte ore della giornata ai figli da crescere o agli anziani da assistere, ha bisogno di tenersi aggiornata sulla vita che le gira intorno e di crearsi una possibilità di scambio con persone della sua età e con i suoi stessi interessi.
Per questo le donne sono chiamate a re-inventarsi la professione di donne di casa, per non cadere nell'alternativa o di staccarsi da una tradizione millenaria e soccombere davanti a stereotipi massificanti in cui sembra quasi che le "arti femminili e domestiche" non servano più, o di lasciarsi mettere da parte nella vita sociale e culturale del proprio Paese. Atteggiamenti e competenze che prima ereditavamo passivamente, pensiamo ad esempio: cucinare, l'arte di accogliere gli ospiti, cucire e ricamare, come curare le piante ed i fiori, adesso nessuno li insegna, andiamo troppo di corsa e non sembrano necessari. Per alcune cose la vita si è molto semplificata, gli spazi si sono ridotti, l'uso di ogni tipo di elettrodomestico è molto diffuso...

Sembrerebbe quasi che non ci sia più bisogno di dedicare tempo alla cura della casa... Ma alle persone che vivono in essa chi ci pensa? Qui le esigenze non sono cambiate, sempre bisogna mangiare, vestirsi, dormire...inoltre ciascuno di noi ha l'esigenza di sentirsi curato ed amato proprio attraverso le cose di tutti i giorni, molto normali e materiali, e non soltanto con le parole e i sorrisi.
Quanto bisogno abbiamo di studio e di mentalità aperta per cogliere necessità che, pur se un po' cambiate nella pratica, rimangono tali per ogni persona e per trovare le soluzioni più adeguate senza perdere quel tono che è proprio di una famiglia unita, pronta ad accogliere e aiutare.
Quali sono le esigenze delle persone che vivono con me? Come posso fare per ottenere che desiderino di tornare a casa per ritemprarsi, per sentirsi trattate come persone uniche e irripetibili?
Se ognuno di noi sapesse che esiste un luogo che l’aspetta per accoglierlo, acquisterebbe un maggiore equilibrio e una mentalità che saprebbe riversare poi nell'ambiente di lavoro e con gli amici. Con una persona serena è più facile collaborare, condividere progetti, affrontare difficoltà, mentre con chi si trascina disagi, tutto è molto più difficile e a volte impossibile. Quando pensiamo che il mondo del lavoro dovrebbe essere più umano e meno arrivista, dobbiamo tener presenti le singole persone, prese una ad una, e considerare il loro bisogno di crescere e vivere in un ambiente accogliente che aiuti a rendere armonica la personalità.
Per costruire questo mondo attorno a ognuno, occorre studiare attentamente e con amore le persone, ascoltare molto per capire le situazioni in cui si possono trovare, immaginarsi i problemi e le possibili soluzioni, inventarsi ogni giorno una ricetta nuova che sani e curi le ferite provocate dalla lotta per affrontare la vita di tutti i giorni.
Se tutti vanno di fretta e sono poco sensibili alle sfumature ed alle piccole cose, se la superficialità cerca di inghiottirci da tutte le parti, chi è custode della casa e quindi del benessere di chi ci abita, non se lo può permettere. Servono un occhio vigile, un orecchio attento e una mente sveglia, creativa e sempre attiva al servizio degli altri. Tutto questo non lo sostituisce il servizio del miglior albergo e non lo si può misurare in tempi e costi (ormai esclusivo sistema di misura dei nostri giorni). Potrebbe sembrare che il tempo che si dedica alla cura delle persone della famiglia, non renda, sia poco valorizzato ed inutile, ma alla lunga rende più di ogni altra cosa, perché influisce sulla qualità della persona che offre il servizio e su quella che ne usufruisce.
capitolo 1
La casa come il luogo dell'intimità
Nella storia dell'uomo lo studio dell'abitazione è stato spesso un riferimento importante per capire il grado di evoluzione di una civiltà.
Delle culture più antiche ci sono rimasti resti che raccontano il modo in cui ci si è organizzati per ripararsi dalle intemperie e dalle bestie feroci per creare un punto di ritrovo, dove cucinare i propri pasti ecc...

Col suo lavoro e il suo ingegno, l'uomo ha cercato di rendere sempre più confortevole e funzionale il proprio rifugio fino a farlo diventare " casa" ossia un organismo architettonico rispondente alle esigenze particolari dei suoi abitanti.
Si può chiamare "casa" una capanna, una tenda, una costruzione di mattoni o di marmo, basta che abbia una caratteristica ben precisa: che sia accogliente per i suoi abitanti. E' proprio di ogni essere umano il desiderio di avere una propria casa, un luogo in un punto qualsiasi del globo al quale poter tornare.
Di solito, quando si torna a casa ci si mette a proprio agio: abiti comodi, ci si rilassa, si vive al ritmo che si desidera, si parla di quello che si vuole e sui dice senza problemi quello che si pensa, senza la continua tensione di dover soppesare le parole. In fondo la casa è per ciascuno il luogo dove la propria intimità si può espandere, dove si abbassano le difese e dove non si deve dimostrare niente a nessuno.
Da questo contesto si capisce che è un diritto primario avere una casa, non solo un luogo dove abitare e un tetto che ripari, ma un "casa" che ospiti me e la mia famiglia. Per questo deve essere solo temporaneo l'alloggiare in posti da condividere con conoscenti o estranei per motivi di lavoro, di studio, di vacanza...non può mai essere una soluzione definitiva. Tanto meno quella di più famiglie in una stessa abitazione o di persone che abbiano solo qualcosa in comune fra loro.
Tante case costruite in "qualche modo" sono un vero attentato alla riservatezza, pareti sottilissime attraverso le quali si sente ogni minimo rumore, e una mancanza di spazio tale tra una palazzina e l'altra da far vedere dentro la casa dei vicini attraverso le finestre.
Nella nostra società stanno diventando piuttosto diffuse quelle "adolescenze" interminabili di giovani che continuano a vivere con i genitori ben oltre un'età prudente e ritardano una presa di ruolo nella società per vari motivi, non ultimo la difficoltà spesso economica a trovare un luogo di vita autonomo, una casa. Il materiale problema di aver una casa incide sullo sviluppo della maturità di queste persone.
Il vivere insieme deve avere come presupposto tutta una serie di relazioni che lo rendono possibile. E allo stesso tempo crea e sviluppa relazioni che sono proprie di una famiglia. Impariamo a relazionarci e a comunicare in casa molto più che a scuola o in qualsiasi altro luogo, attraverso le attività più banali che costituiscono il tessuto della nostra vita: prendere i pasti insieme, riposarci, fare le file per il bagno al mattino... La casa è testimone discreta e privilegiata dei nostri sforzi per comunicare, capire ed imparare a voler bene. La casa crea tra le persone che condividono spazi, ritmi e vicissitudini, un lessico familiare che diventa canale privilegiato di comunicazione.
Ma allora, se la casa è questo luogo di delizie, come mai c'è tanta reticenza a "restare in casa"? Come mai la cultura imperante ci porta a stare sempre più spesso fuori, ad avere riferimenti sempre al di fuori delle mura di casa? Pensiamo a quanto è cresciuto il numero dei pasti che si consumano fuori, e non solo per motivi di lavoro. Come è più facile ritrovarsi con gli amici in un locale piuttosto che a casa di qualcuno. Come si festeggiano feste ed anniversari in luoghi pubblici.
Questo vivere fuori casa, rispecchia anche un modo di fare al quale ci stiamo abituando: tutto è pubblico, tutto è messo in piazza con un esibizionismo che lascia un po' perplessi. Assistiamo a sfoggio di sentimenti davanti alle telecamere, ascoltiamo nei mezzi pubblici confidenze proclamate ai quattro venti, e con l'onnipresente cellulare rendiamo tutti partecipi della nostra vita privata. Probabilmente non ci si rende tanto conto trattare alcuni argomenti fuori dal giusti alveo, finisce con lo svilirli e svuotarli di significato. O forse, il vero problema è un altro? Forse questi argomenti non sono più così intimi e personali come sembrerebbero o dovrebbero essere?
Stiamo perdendo il gusto dell'intimità, al desiderio dell' "io" e del "tu" anziché dell'anonimo"noi", perché c'è un vuoto interiore che non sappiamo come colmare. Non ci farà agire in questo modo la paura di scoprire di non aver nulla da custodire? Niente pensieri, idee originali, vita personale? Per riscoprire l'importanza della casa, della mia casa, devo riscoprire l'importanza di avere una vita interiore ricca di contenuti, di affetti, di progetti, di riflessione.
Quanto del mio tempo dedico a riflettere in silenzio su ciò che leggo, che ascolto o che vedo intorno a me? Che cosa comunico? Fatti, come la cronaca di un giornale o pensieri? Il silenzio che la casa custodisce è un valore,un bene sempre più raro in una società che rischia, con le sue molteplici opportunità di relazione e di informazione, di togliere spazio al raccoglimento, fino a rendere le persone incapaci di riflettere. A questo proposito mi viene da citare una trasmissione televisiva che ha fatto il giro del mondo: "Il Grande Fratello" . Penso che non sia un caso che sia stata pensata e girata all'interno di una casa, quasi nell'intento di distruggere questo ultimo baluardo di difesa alla vita intima di ogni persona umana.
Varrebbe la pena di domandarsi quanto sappiamo creare intorno a noi, nella nostra famiglia, un ambiente di confidenza dove ognuno è stimolato a dire la sua ed è valorizzato per l'apporto personale che dà col suo solo esistere e non soltanto per le sue prestazioni come troppo spesso avviene.
Pensiamo anche all'uso improprio del cellulare: quante telefonate inutili più volte al giorno per dire dove siamo, come stiamo, cosa stiamo facendo...quanta dispersione! Che modo insulso di banalizzare il ritorno a casa, di togliere aspettativa al racconto all'ascolto di cose viste e vissute. L'attendere il ritorno di una persona cara o il desiderio di tornare a casa per poter condividere con le persone a cui si vuole bene le esperienze avute - temi questi di cui è piena la letteratura e la poesia di ogni tempo - perdono il loro aspetto di rito vissuto e partecipato, noi però abbiamo bisogno di riti per assaporare e vivere più intensamente i fatti che compongono la nostra vita, e perderli è un impoverimento per tutti.
Penso che la "crisi" della casa sia da addebitare soprattutto alla crisi di interiorità: troppo mondo pubblico o superficiale e poco mondo privato.
Una nuova rubrica sul lavoro della casa
Fatica quotidiana o linguaggio d’amore, di attenzione e di responsabilità condivisa? Attività scontata, invisibile o cuore della vita familiare? Il lavoro della casa è il tessuto nascosto delle relazioni quotidiane, sia come insieme di gesti pratici, che come spazio di cura, di trasmissione di valori e di costruzione di legami. Una ricchezza da non perdere ma, anzi, da accrescere e custodire.
In perfetta sintonia con i principi che orientano l'attività della Fondazione OIKIA, inizia con cadenza mensile, nella nostra rubrica dedicata alla casa, la pubblicazione dei capitoli di cui si compone il libro di Barbara Negri dal titolo: "La dimensione umana e familiare del lavoro della casa".
Entreremo di volta in volta, attraverso ricordi e situazioni quotidiane amabilmente descritti dall'autrice, in questa dimensione umana e familiare, per scoprire come l’impegno domestico non sia un semplice dovere, ma una forma di cura che costruisce comunità e futuro. Il lavoro di una donna in casa non è mai soltanto una funzione economica ma realtà che parla di dignità, di cura, di responsabilità condivise e di sogni coltivati dentro e fuori le mura domestiche.
Ogni gesto domestico, dal cucinare al riordinare, dal prendersi cura della casa al prendersi cura delle persone che la abitano, racconta una storia di affetti e responsabilità. Ed è così che il lavoro domestico, spesso silenzioso e invisibile, custodisce la vita familiare e le sue dinamiche più profonde.
Fortemente consapevole e sensibile al valore intrinseco di tali dinamiche, l'autrice Barbara Negri, è riuscita a dare parola a questa realtà, restituendole dignità e significato.
M. Elisabetta Calabrese
Prefazione
Vorrei dedicare queste pagine a mia madre: donna eccezionale con vocazione intellettuale, che ha dedicato la sua vita a mio padre, a noi sette figli e alla casa. Ricordo che da bambini, eravamo gelosi vedendola con un libro in mano; glielo strappavamo reclamando tutte le sue attenzioni per noi e per le nostre prodezze infantili. Lei racconta sempre che quando si sposò non sapeva fare altro che leggere e studiare, e sua madre sconsigliò vivamente mio padre dal prenderla in moglie, perché sarebbe stato un pessimo affare: per fortuna papà non l'ha mai pensata così! È riuscita a sorprenderci sempre: dalla torta preparata perché "se lo sentiva" che avremmo preso un bel voto in un'interrogazione a scuola, alla zucca svuotata e piena di tortellini fatti in casa con la scritta "per quello zuccone di Pietro" il giorno della sua laurea. Ha creato tradizioni familiari: le torte personalizzate per ogni figlio il giorno di Pasqua, la festa di ferragosto nella villa in campagna alla quale non mancava mai nessuno, le calze della befana preparate in un certo modo...
Le ore trascorse ad ascoltarci ripetere le lezioni, a giocare con noi e a consigliarci i libri da leggere, non son state più importanti di quelle trascorse a mettere in ordine e a pulire la casa perché fosse accogliente al nostro ritorno da scuola, ad imparare a cucinare e fare dolci per prepararci una merenda "succulenta", o le tante ore mattutine passate a stirare le camicie di tutti.
Quante fatiche e quante rinunce..., ma anche quante gioie e soddisfazioni!
Spesso mi sono domandata quali fossero gli ingredienti della sua vita e sono sempre arrivata a questa conclusione: molto studio per capire i nostri problemi e aiutarci a trovare soluzioni, e un cuore grande e magnanimo che ha saputo darsi sempre, senza dire basta, pensando al bene di tutti.

