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La Cucina Italiana

un piatto d'integrazione per gli Assistenti Familiari Stranieri
La Cucina Italiana

La cucina italiana è famosa in tutto il mondo per la sua varietà, freschezza e sapori autentici.

Per coloro che vengono a lavorare in Italia in qualità di assistente familiare, conoscere i piatti tipici e le tradizioni culinarie locali di cui essa si compone, può essere una forma di apprendimento molto utile nell'intraprendere un proprio percorso d'integrazione sociale, non solo per la preparazione di pasti deliziosi ma anche per comprendere meglio la cultura italiana e  il rispetto della tradizione.

L'assistenza familiare, svolta in larga parte da cittadini stranieri, rappresenta un pilastro essenziale per il welfare italiano. Oltre alle competenze di cura, la figura dell'assistente familiare (spesso chiamata "badante") si inserisce intimamente nella vita domestica e, in questo contesto, la cucina italiana emerge come un elemento cruciale, trasformandosi da semplice mansione a vero e proprio strumento di integrazione sociale e professionale. Conoscere le sue basi, non solo arricchisce le abilità culinarie, ma permette anche una migliore connessione relazionale all'interno delle famiglie italiane.

Da buon gustai quali siamo, immersi tra i più svariati aromi e sapori provenienti da ogni dove del nostro territorio, sappiamo bene che preparare un pasto per noi non è solo nutrire, ma è un atto profondamente culturale e affettivo.

Ed è in tal senso che per gli assistenti familiari provenienti da contesti culinari diversi, apprendere i segreti della gastronomia locale, significa superare un'importante barriera culturale e comunicativa. Intanto perché la cucina è un laboratorio di lingua italiana: imparare i nomi degli utensili, degli ingredienti e i verbi d'azione specifici ("soffriggere", "mantecare", "impastare") permette di acquisire un vocabolario pratico e immediatamente spendibile. E poi possiamo anche dire che nell'approccio culinario avviene una sorta di riduzione delle distanze: la preparazione e la condivisione del cibo creano un legame emotivo.

Quando l'assistente familiare è in grado di ricreare i piatti cari all'assistito, rafforza la fiducia, crea un'atmosfera familiare e riduce la sensazione di spaesamento per entrambe le parti. Il cibo diventa un terreno comune di dialogo e comprensione reciproca. Soprattutto comprensione delle nostre tradizioni: conoscere la sequenza di un pasto italiano (antipasto, primo, secondo) o le tradizioni legate alle festività (ad esempio, il menù di Natale o Pasqua) aiuta l'assistente a comprendere le abitudini familiari e a inserirsi con maggiore sensibilità nel contesto domestico.

Per questo includere la cucina italiana in percorsi formativi per chi da straniero si accinge ad essere un assistente familiare, offre vantaggi immediati sul piano professionale e non solo.

Primo fra tutti, l’aumento delle competenze specifiche: la capacità di preparare piatti tradizionali come lasagne, risotti o buoni sughi non è un optional, ma spesso un requisito richiesto dalle famiglie, specialmente quando si assistono persone anziane legate ai sapori della tradizione.

Di grande rilievo è poi la gestione delle esigenze dietetiche. Una formazione di tipo mirato insegna ad adattare le ricette alle necessità nutrizionali specifiche degli assistiti (diete iposodiche, per diabetici, o consistenze modificate per problemi di deglutizione). Questo è un aspetto fondamentale per la salute e il benessere dell'anziano ed eleva a livelli decisamente più alti la qualità del servizio offerto. In ultimo, ma non ultimo per importanza, è l'aspetto economico: imparare la cucina italiana include spesso la conoscenza della stagionalità degli ingredienti e delle tecniche di conservazione e acquisto, tutte nozioni che aiutando l'assistente familiare a gestire la spesa in modo più efficiente e consapevole. Molte associazioni, enti di formazione e cooperative sociali in Italia, hanno riconosciuto il potenziale della cucina quale strumento di inclusione. Un orientamento questo, colto anche dalla Fondazione Oikia che, in collaborazione con l'Associazione FORMACC formazione all'accoglienza,  promuove il corso: "Sapori e Parole che uniscono, un viaggio nella cucina e nella cultura italiana" (https://www.fondazioneoikia.org/attivita/sapori-e-parole). 

Con il suo programma il corso s'inserisce a pieno titolo in quei percorsi formativi che non si limitano a insegnare le ricette, ma sono concepiti come veri e propri progetti di Global Care dove alla pratica culinaria si affiancano lezioni di lingua, nozioni di igiene e approfondimenti sulla cura in generale della persona e della casa. Investire in questi percorsi significa riconoscere che l'assistente familiare non è solo un lavoratore, ma un mediatore culturale all'interno del nucleo familiare. Offrire loro gli strumenti per padroneggiare la cucina italiana è un modo concreto per onorare il loro ruolo cruciale e costruire una società più inclusiva, dove l'integrazione passa, letteralmente, per la tavola. Dunque, buon appetito a tutti!

 

 

            M. Elisabetta Calabrese

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